Marco Raffelli ha trasformato la sua passione per il disegno e l’animazione in un percorso professionale che unisce grandi produzioni, autoproduzioni e una dedizione concreta alla formazione. Dal lavoro nei progetti più noti del settore fino alla gestione del suo studio Pogu Studio insieme alla socia Elena Sorrentino, porta con sé metodo, creatività e uno sguardo sempre attento alle nuove possibilità della narrazione animata.
Abbiamo voluto intervistarlo non solo per raccontare il suo percorso, ma perché attraverso le sue parole si intravede un modo autentico e realistico di costruire una carriera nell’animazione italiana contemporanea.
Intervista a cura di Laura Tolve, Coordinatrice di progetti formativi nell'area delle Industrie Culturali e Creative di Demetra Formazione.
Sono Marco e principalmente realizzo cartoni animati e illustrazioni. Sui cartoni animati, collaboro con studi esterni e ho anche uno studio mio. Con Doghead collaboro dal 2019 e il primo progetto fu “Topo Gigio” al quale lavorai come animatore cut out. In Doghead e altre realtà simili lavoro a progetti più grandi, dove sono coinvolte molte persone, quindi con ruoli specifici come succede nelle grandi produzioni.
Poi ho un piccolo studio, insieme alla mia socia Elena Sorrentino. Ci chiamiamo Pogu Studio, e realizziamo progetti in toto. Abbiamo lavorato per esempio per lo Zecchino d'Oro e per produzioni cinematografiche. E infine lavoro come illustratore per libri, specializzandomi con illustrazioni fatte con la carta.
Secondo me tanti arrivano al mondo dell’animazione da una prima passione per il fumetto o per l'illustrazione. Succede perché il fumetto e l'illustrazione sono le prime cose che incontri ed è un po' più logico capirne il funzionamento. Fin da bambino, disegni anche se ancora non sei in grado di disegnare, mentre l'animazione è una cosa magica e non immediata: non ti viene direttamente perché non ne capisci il funzionamento.
Dopo un po' che disegni però inizia a incuriosirti il mondo dell'animazione: capisci tutti i principi, capisci che è un'illusione ottica data da tanti disegni in fila, realizzi che puoi farlo e inizi a studiare. Questo processo arriva un po' dal disegno. Poi, per quanto mi riguarda, ho sempre avuto una passione per la carta e questo mi ha portato a trovare nell'animazione un derivato diretto, quella che si chiama cut out: una sottospecie della stop motion in cui muovere pezzetti di carta per comunicare qualcosa di specifico.
In generale scegliere una tecnica significa scegliere un tipo di comunicazione, uno stile, un gusto.
Strappare lungo i bordi è stato un bel progettone, con tante persone: in tutto eravamo tra le 200 e i 300 persone. Ci ho lavorato sempre tramite Doghead, lo studio che ha curato tutta l'animazione. La serie si divideva in un 70% cut-out e un 30% paperless.
Io mi sono occupato di scene totalmente in cut out. Sono stati tre mesi belli intensi, perché la qualità richiesta era molto alta. Tra l’altro era da un po' che non animavo, probabilmente dal lavoro di “Topo Gigio”. Lì però non ho potuto tirarmi indietro: sapevo che era un'occasione irrinunciabile.
Poi sono un fan di Zerocalcare, sia dal punto di vista narrativo che “di pensiero”, quindi ci stava. Si sentiva che poteva essere una gran cosa. Sono stati tre mesi tosti… dopodiché ho deciso che è un ruolo che non avrei voluto più ricoprire, per questo adesso mi dedico alla pre-produzione.
C'è un progetto che mi sta molto a cuore ma che non posso citare, perché ci sto lavorando adesso assieme a Elena: un'autoproduzione di un progetto a cui tengo molto, perché la storia l'ho scritta io anni fa.
Se devo trovarne uno, scelgo tra quelli in cui io e Elena abbiamo potuto mettere del nostro in pieno. Quindi ti dico “Cha Cha Cha del gatto nella scatola”, il primo Zecchino d'oro che abbiamo fatto. Per la prima volta abbiamo potuto fare una cosa nostra che poi andava in Rai.
Si tratta di un videoclip di una canzone: la canzone non l'abbiamo scelta noi, però abbiamo proposto la storia, quindi cosa rappresentare nel video. Poi il risultato ci piaceva, ci piaceva davvero.
Sì, devo dire che è una cosa che mi piace. Non è tanto per mostrare al pubblico le mie cose, i miei progetti… quanto per mettere in contatto le persone. All’inizio credevo bastasse essere bravi, lavorare… invece no, è importante conoscersi, creare relazioni, condividere progetti e opportunità.
Anche nelle esperienze di formazione con Demetra, più che un insegnante in senso “tradizionale”, mi sento un tutor. Mi piace seguire le persone nel loro progetto, dare loro una direzione e un’idea di come funziona il settore. Credo sia importante supervisionare i progetti e aiutare gli studenti a prendere le loro decisioni in maniera autonoma. Ritorna sempre un po’ il fattore umano e di condivisione.
Io ho fatto il centro sperimentale, e devo dire che ne sono molto soddisfatto. Conosco tante bravissime e tanti bravissimi professionisti che arrivano da una formazione autodidatta, quindi è possibile.
Una formazione strutturata, proposta da scuole e enti di formazione, ha sicuramente due pro: velocizza i tempi di apprendimento ed è l’occasione per conoscere le persone, che è una parte fondamentale. Perché questo tipo di lavoro difficilmente lo fai da solo, vista la complessità di realizzazione di un cartone animato.
Di base l'animazione italiana non è semplice, si investe meno e si aspettano un po' i fondi pubblici. Io sono ottimista sulle opportunità, perché è un settore molto democratico: se hai la partita IVA, lavori a progetto e ogni progetto è a sé, un’occasione nuova, un’opportunità nuova. Inoltre è un ambito che in Italia accoglie professionisti dalla qualità altissima.
Proprio per questo la concorrenza è alta e farsi conoscere e trovare degli ingaggi potrebbe non essere così semplice. Un consiglio? Essere curiosi, perché alla fine la base di tutto è andare sempre oltre, sperimentare, non accontentarsi.
Infine racconto questo aneddoto: ero al centro sperimentale ed ero alle prese con un esercizio in cui si doveva semplicemente portare una mano ad afferrare una palla. Tutti avevamo realizzato l’esercizio basandoci sui principi d'animazione: i video da un punto di vista tecnico erano corretti, ma quando ci chiesero "tu credi a questa cosa che hai visto? Cioè questa mano super morbida che arriva, prende la palla… tu le credi?” Nessuno rispose di sì. Quindi certo, le regole sono importantissime, ma alla fine bisogna chiedersi “è credibile? Sta accadendo davvero?”. E c’è solo una risposta accettabile, “sì”.
- Disegno digitale o carta?
CARTA… importante il digitale, però.. CARTA.
- Un animatore che ti ha influenzato?
TOMM MOORE. Ma ne avrei altri sei miliardi.
- Un film d’animazione da rivedere sempre?
“Le follie dell’imperatore”
- Il tool senza cui non puoi vivere?
Il bisturi (ovviamente per tagliare la carta).